{"id":725,"date":"2020-07-05T18:19:52","date_gmt":"2020-07-05T17:19:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.alessandraseggi.it\/wordpress\/?p=725"},"modified":"2020-07-05T18:19:52","modified_gmt":"2020-07-05T17:19:52","slug":"assenza-riflessioni-sparse-a-fine-anno-accademico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.alessandraseggi.it\/wordpress\/assenza-riflessioni-sparse-a-fine-anno-accademico\/","title":{"rendered":"Assenza: Riflessioni sparse a fine Anno Accademico"},"content":{"rendered":"<p>Le lezioni sono terminate e quest\u2019anno, a differenza degli altri anni, \u00e8 tutto diverso. Il senso di sospensione e di vuoto improvviso che da docente ho sempre percepito  in questo periodo, oggi si presenta con una veste nuova se pur consueta. E\u2019 mancato l\u2019impatto fisico che la presenza dell\u2019altro genera, sono mancate le giornate convulse di richieste, di occhi interroganti, di odori che segnano il cambio di stagione, di eccitazione per la fine delle lezioni. Tutto si \u00e8 svolto filtrato da  uno schermo che ha gelato la vibrazione fisica che l\u2019incontro dei corpi genera, un diaframma invisibile eppure concreto, asettico, capace di generare un distanziamento emozionale oltre che fisico. Gli occhi che perdono leggibilit\u00e0, gesti che non sono accompagnati dal corpo, tutto \u00e8 alterato in uno spazio temporale strozzato dentro il quale \u00e8 difficile far passare la naturalezza dello stare insieme. Tutto ci\u00f2 che la vicinanza dei corpi rende possibile senza sforzo adesso \u00e8 da cercare, da ricostruire senza conoscerne consapevolmente la natura intima e spontanea che la caratterizza. Cos\u00ec questo nuovo strumento della didattica a distanza ha svelato tutte le sue fragilit\u00e0 non solo per i bambini , per gli adolescenti ma anche per gli adulti e vorrei dire forse per noi anche di pi\u00f9.<br \/>\nDopo un primo tempo di eccitante entusiasmo per le possibilit\u00e0 che questi strumenti ci davano in quel momento di solitudine forzata, ci siamo progressivamente ingessati dentro rinunciando molto spesso all\u2019energia vitale che ti restituisce la vibrazione della voce altrui sulla tua pelle, l\u2019incalzare di una discussione che ti anima dentro e che si esprime con tutto il corpo, con lo sguardo\u2026questo progressivo appiattimento ha smorzato l\u2019aurosal che naturalmente emerge in presenza lasciando un vuoto personale e collettivo che da sole, le parole, non riescono a colmare.<br \/>\nE proprio le parole che cos\u00ec tanto fanno parte delle mie lezioni di pedagogia musicale adesso risuonano in una collettivit\u00e0 virtuale che si mostra in piccole finestre appiattite degli schermi e mi chiedo se saranno ancora capaci di aprire squarci, sguardi nuovi, e se trasmetteranno ancora l\u2019entusiasmo e l\u2019amore per il sapere e per la bellezza di questo lavoro.<br \/>\nTutti ci siamo sforzati di far vivere i nostri interventi, le nostre istanze, le domande con un impegno lodevole ma che, almeno in me, ha lasciato un senso di assenza, di vuoto atipico con il quale fare i conti e riflettere allo stesso tempo.<br \/>\nCome e cosa \u00e8 cambiato in questi mesi nel rapporto con gli studenti? Come sono cambiati i rapporti fra di noi e fra di loro? Come e cosa potremo ripercorrere quando e se ci rivedremo insieme? A quali domande daremo risposte? E quanti interrogativi resteranno sospesi?<br \/>\nTutto questo disagio \u00e8 stato comune nei vari ordini di scuole ma nei Conservatori di musica a mio parere ha subito una risonanza pi\u00f9 profonda e sorda chiusa ancora di pi\u00f9 nell\u2019 isolamento di ciascuno, nell\u2019ego centratura solitaria che lo studio musicale nutre da sempre. Ciascuno impegnato a sistemare le proprie difficolt\u00e0 che questo isolamento ha generato e tutti insieme, negli incontri sulle diverse piattaforme, a cercare in tutti i modi di dar vita ad una \u201cnormalit\u00e0\u201d sapendo fin troppo bene che non poteva esserlo e in questo gioco ognuno ha cercato una propria via di uscita che in qualche modo potesse restituire la legittimit\u00e0  consueta e condivisa all\u2019interno dei diversi ruoli tra studenti e docente. Ma eravamo tutti noi a non essere pi\u00f9 quelli di prima\u2026 eppure, come in tutti i giochi di regole sapevamo che era importante confermare  le reciproche aspettative per mantenere almeno qualcosa di saldo e certo nonostante la navigazione nella vita personale di ognuno emotivamente incerta e a volte confusa. Certo \u00e8 stato uno sforzo lodevole ma sempre di sforzo si parla e come questo impegno abbia toccato la sensibilit\u00e0 dei singoli \u00e8 difficile da dire cos\u00ec come quanto ne siamo rimasti soddisfatti o addirittura  intimamente rigenerati. In tutto questo la musica ha segnato ancor di pi\u00f9 il confine fra le persone assicurando quello spazio di solitudine e di autoreferenzialit\u00e0 che in modi diversi caratterizza il nostro essere musicisti. Uno spazio senza parole per sua natura intrinseca dove si pu\u00f2 dar vita autonomamente a modi nuovi nel silenzio connotato dei suoni che siamo in grado di generare. In questa bolla di autocompiacimento pu\u00f2 non esserci lo spazio per la relazione con l\u2019altro, per l\u2019interazione che smuove e scuote le certezze personali. Tutto il mio lavoro come docente \u00e8 proprio quello di sollecitare una sensibilit\u00e0 che permetta di vedere il nesso profondo tra la qualit\u00e0 delle relazioni interpersonali nel gruppo e l\u2019apprendimento personale e collettivo. Le influenze reciproche sia in termini di scambi e legami fra i protagonisti dell\u2019azione didattica quanto creato dal clima e dalla qualit\u00e0 delle relazioni e interazioni reciproche capaci di generare delle trasformazioni profonde.<br \/>\nMa in questa condizione di lezioni \u201cin vitro\u201d cosa sar\u00e0 passato di tutto questo?<br \/>\nIl proprio turbamento emotivo quanto \u00e8 stato in grado di scuotere relativamente al piacere di condividere insieme anche se a distanza ? Quante fragilit\u00e0 emotive hanno minato il ben-essere che in ogni incontro cercavo di creare? Cosa pu\u00f2 davvero un insegnante, in queste condizioni, nella relazione con i suo studenti adulti?<br \/>\nIn tutte le parole e considerazioni che sono state scritte in questo periodo forse poche riflessioni si sono spese  dentro al mondo degli adulti che studiano e che l\u2019hanno fatto in modalit\u00e0 a distanza.<br \/>\nCome i bambini e gli adolescenti gli adulti hanno affrontato la situazione con preoccupazioni nascoste, mostrando a s\u00e9 e agli altri una sicurezza spesso fragile dove sono emerse, a volte senza controllo  volontario, tutte le fragilit\u00e0 personali. Gli adulti che studiano hanno, come i giovani , il bisogno d\u2019incontrare s\u00e9 stessi e questo incontro accade nel momento in cui l\u2019altro ti rispecchia il positivo che c\u2019\u00e8, che crede in te e che fa il tifo per te. Costruire una consapevolezza che permetta di percepire la presenza di tutto ci\u00f2 che \u00e8 utile per affrontare le nuove sfide del futuro senza paura in un\u2019apertura serena e stimolante verso il nuovo. Questa continua rigenerazione del s\u00e9 accade,  con tempistiche individuali, nella relazione interpersonale tra docente e studenti producendo una trasformazione  continua che si genera nel corpo perch\u00e9 la didattica autentica \u00e8 sempre attraversata dal corpo, dall\u2019energia capace di reinventare gli oggetti del sapere. Certamente nei nostri incontri a distanza il corpo \u00e8 stato il grande assente, escluso forzatamente e mi chiedo: se il corpo \u00e8 un\u2019unit\u00e0 stretta con il pensiero ed il sentire, se la conoscenza \u00e8 un\u2019azione emotivamente connotata, cosa rester\u00e0 di tutto questo nella memoria dei nostri tessuti ?<\/p>\n<p>Alessandra Seggi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le lezioni sono terminate e quest\u2019anno, a differenza degli altri anni, \u00e8 tutto diverso. Il senso di sospensione e di vuoto improvviso che da docente ho sempre percepito in questo periodo, oggi si presenta con una veste nuova se pur consueta. 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