{"id":722,"date":"2020-05-10T13:58:01","date_gmt":"2020-05-10T12:58:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.alessandraseggi.it\/wordpress\/?p=722"},"modified":"2024-04-14T15:40:33","modified_gmt":"2024-04-14T14:40:33","slug":"recensione-daniela-lucangeli-cinque-lezioni-leggere-sullemozione-di-apprendere-ed-erickson2020-pg-109","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.alessandraseggi.it\/wordpress\/recensione-daniela-lucangeli-cinque-lezioni-leggere-sullemozione-di-apprendere-ed-erickson2020-pg-109\/","title":{"rendered":"Recensione:  Daniela Lucangeli: cinque lezioni leggere sull\u2019emozione di apprendere ed Erickson,2020, pg 109"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono varie recensioni di questo libro bench\u00e9 sia uscito da pochi mesi ma ho deciso di scriverne una anch\u2019io principalmente per due motivi: il primo \u00e8 che mi sono ritrovata moltissimo, sul piano professionale, nelle considerazioni che l\u2019Autrice espone e il secondo \u00e8 la possibilit\u00e0 di trasferire questi concetti e  riflessioni sul versante specifico dell\u2019insegnamento musicale agli adulti.<br \/>\nL\u2019Autrice si riferisce al mondo dei bambini ed \u00e8 il loro mondo ad essere protagonista in queste pagine ma anche qui \u00e8 possibile individuare i fili che collegano il mondo dell\u2019infanzia con quello dei giovani prima e degli adulti poi. Nel mio lavoro ho a che fare sempre con giovani e adulti che studiano  il modo migliore di predisporre percorsi musicali da insegnare e da esperire nella pratica didattica e per questa ragione ho pensato di trasferire i tanti stimoli  che ho ricevuto da questa lettura anche nel mondo degli adulti.<br \/>\nIn linea con le considerazioni fin qui espresse lo sguardo in questo scritto, si focalizzer\u00e0 su alcuni aspetti che, a mio parere, sono evidentemente cedibili all\u2019area musicale non solo nell\u2019et\u00e0 infantile ma anche in et\u00e0 adulta.<br \/>\nNella recensione seguir\u00f2 lo stesso schema proposto dall\u2019Autrice soffermandomi sulle prime quattro lezioni escludendo l\u2019ultima \u201cTutti bravi con i numeri\u201d.<br \/>\nLezione 1<br \/>\nLa scuola dell\u2019abbraccio<br \/>\nLe argomentazioni dell\u2019Autrice si aprono a partire dalla relazione tra \u201cfare errori e sentirne la sofferenza\u201d e sul perch\u00e9, una volta eliminato l\u2019errore la sofferenza provata resta. Un dato che emerge evidente \u00e8 che nella \u201cvita psichica non c\u2019\u00e8 nessun atto che sia solitario: \u00e8 specifico ma non isolato\u201d questo include non solo atti cognitivi ma anche le emozioni che ciascuno di volta in volta prova. \u201cLe emozioni sono, dunque, corrente neuroelettrica ed essa lascia una traccia: scrive nella nostra memoria.\u201d Nella nostra vita ricerchiamo le esperienze che ci fanno sentire bene e questo attiva il \u201cmeccanismo di ricerca\u201d proprio per aspirare ancora a quello che ci fa star bene; al contrario le emozioni come la paura, l\u2019angoscia, il senso di colpa e la vergogna \u201cproducono reazioni che rimangono pi\u00f9 a lungo nel circuito\u201d proprio per ricordarci di qualcosa che non \u00e8 buono per noi, da sfuggire, da schivare e tali reazioni \u201cdiventano memoria dell\u2019alter\u201d. Cos\u00ec agendo il dolore come la paura si ricordano proprio per difenderci ed evitarli in seguito a protezione di noi e delle generazioni future. \u201cQuando io temo, mi spavento, mi ritraggo: quando non mi fido e mi sento vulnerabile, \u00e8 perch\u00e9 ricordo esperienze che ho classificato come negative\u201d.<br \/>\nEcco la paura dell\u2019errore associata ad emozioni spiacevoli. \u201c Se gli errori che i bambini compiono a scuola causano dolore, perch\u00e9 accompagnati da emozioni sgradite ,l\u2019alert che si stabilisce nella loro memoria \u00e8 Scappa, non \u00e8 Affronta l\u2019errore e modificalo\u201d. Perci\u00f2 se al dato oggetto di studio si associa un\u2019emozione di paura \u201c si genera un cortocircuito: il bambino ritrova quello che ha memorizzato a livello di conoscenza, ma anche l\u2019emozione che lo invita a starne lontano\u201d. Il senso di colpa insieme alla paura cos\u00ec come alla vergogna legittimano tutti gli atteggiamenti di fuga e rifiuto.<br \/>\nA questo punto ci sono gi\u00e0 moti spunti di riflessione che come insegnanti musicisti \u00e8 necessario prendere in considerazione. In prima istanza includere negli atti cognitivi le emozioni che lo studente prova; sentire la sofferenza degli errori come qualcosa che condiziona la nostra esperienza \u00e8 un dato che troppo spesso nella pratica musicale viene ignorato. Le immagini dello studio fatto di sofferenza e sacrificio sono dei luoghi comuni che stentano a scomparire dalle nostre aule. Con la stessa logica includere nei processi di apprendimento musicale esperienze che liberino dalla paura dell\u2019errore permetterebbe di attivare un meccanismo di alleanza docente-studente tale da non far sentire quest\u2019ultimo solo e impotente nella difficolt\u00e0.<br \/>\nL\u2019Autrice parla inoltre di \u201cinterruttori emozionali\u201d intendendo atti, contatti fisici in grado di modificare la produzione di ossitocina, conosciuta come \u201cormone della relazione\u201d che \u201c sembra essere anche collegata ai sentimenti di fiducia tra gli esseri umani; inoltre capace di ridimensionare i comportamenti di paura e di ansia e ridurre lo stress: limitando l\u2019ansia sociale, infatti, permette la costruzione di relazioni migliori.\u201d<br \/>\nCome attivare questi interruttori emozionali nella lezione di musica?<br \/>\nIl contatto fisico sappiamo quanto \u00e8 determinante, un gesto che accoglie, anche una mano che si appoggia sulla spalla e gi\u00e0 non ti senti pi\u00f9 solo; anche se con gli adulti pu\u00f2 essere meno spontaneo che non con un bambino lo studente maggiorenne ne ha bisogno in egual misura e forse a volte anche di pi\u00f9. \u201cL\u2019abbraccio \u00e8 molto potente, la carezza lo \u00e8 altrettanto, ma anche il semplice tocco ha importanti conseguenze a livello psicofisico: solo toccando una persona provochiamo una diminuzione del battito cardiaco, della pressione sanguigna, del cortisolo e un aumento dell\u2019ossitocina\u201d.<br \/>\nOltre ai gesti si pu\u00f2 accogliere con lo sguardo, con il sorriso cos\u00ec come si pu\u00f2 abbracciare con la voce: \u201cil tocco, lo sguardo, il sorriso, la voce : sono tutti elementi che incoraggiano lo studente quando si trova in uno stato di fatica, perch\u00e9 lo fanno sentire accompagnato da un alleato che lo aiuta e lo sostiene nel risolvere le sue difficolt\u00e0\u201d.<br \/>\nMa quante volte, noi insegnanti includiamo nelle nostre lezioni questi preziosissimi elementi?<br \/>\nPer non parlare dell\u2019allegria, la gioia, ridere che \u201cinduce il nostro cervello a produrre endorfine, considerate come gli ormoni della felicit\u00e0 visto che portano a un\u2019attenuazione delle sensazioni di dolore e a un generale buon umore, che ha effetti positivi sul nostro corpo e sulla nostra mente\u201d.<br \/>\nL\u2019insegnate pu\u00f2 e anzi dovrebbe essere allegro e lo dovrebbe essere insieme ai suoi studenti per instaurare un clima di ben-essere capace di produrre per entrambi un senso di autoefficacia infondendo energia, curiosit\u00e0 , motivazione e autorealizzazione da ambo le parti.<br \/>\nUn processo di apprendimento si consolida se include una \u201csincronicit\u00e0 fra le informazioni e le memorie emozionali\u201d.<br \/>\nPerci\u00f2 alla luce di queste importanti riflessioni non si tratta di insegnare ci\u00f2 che sappiamo ma piuttosto di creare un contesto nel quale lo studente, con noi, possa esplorare senza paura del giudizio, dell\u2019errore, apprendendo con curiosit\u00e0, buon umore e piacere in maniera creativa e personale. Quindi non  solo non serve proprio a nulla essere severi, adirati e distanti ma \u00e8 anche controproducente e dannoso!<br \/>\nCome scriveva Gianni Rodari: \u201cVale la pena che un bambino impari piangendo quello che pu\u00f2 imparare ridendo?\u201d se sostituiamo bambino ad adulto non \u00e8 forse la stessa cosa?<br \/>\nEppure quante lacrime si versano nello studio della musica, da bambini come da adulti\u2026ma siamo sicuri che servano a qualcosa? Leggendo questo libro, ad ulteriore conferma, direi proprio di no!<\/p>\n<p>Lezione 2<br \/>\nSbagliando s\u2019impara<br \/>\n\u201cLa mente non pu\u00f2 non sbagliare. Diversi studi recenti hanno dimostrato addirittura che l\u2019errore rappresenta una vera e propria fase dell\u2019intelligere umano.\u201d L\u2019Autrice indica tre fasi del flusso cognitivo dell\u2019intelligere: assimilazione \u201cda fuori a dentro\u201d, l\u2019elaborazione interna della persona ed infine la restituzione \u201cda dentro a fuori\u201d. Se l\u2019errore rappresenta un punto di \u201cfatica\u201d nell\u2019elaborazione delle informazioni \u201cil suo significato cambia completamente: da conseguenza di una colpa o sintomo di una patologia l\u2019errore diventa la chiave di accesso alla comprensione del percorso cognitivo del bambino\u201d.<br \/>\nLo stesso principio vale per l\u2019adulto e in questo senso \u00e8 compito  dell\u2019insegnante attivare strategie, proporre indicazioni didattiche utili affinch\u00e9 lo studente possa trovare soluzioni pi\u00f9 congeniali e supporti atti a superare l\u2019ostacolo ottimizzando le proprie risorse e alimentando un processo di empowered passando da una situazione di svantaggio ad un rafforzamento delle proprie capacit\u00e0 sviluppando autostima ed efficacia. L\u2019insegnante deve prendersi cura della motivazione del proprio studente e attivarsi per sostenerla anche nell\u2019adulto: se \u00e8 vero che da grandi la motivazione intrinseca \u00e8 un motore indispensabile per affrontare le novit\u00e0 \u00e8 altrettanto vero che il ruolo e direi il valore di chi insegna \u00e8 anche quello di far innamorare alla propria disciplina.<br \/>\nMa come si pu\u00f2 fare in concreto?<br \/>\nL\u2019insegnante , propone l\u2019Autrice, \u00e8 come un catalizzatore cio\u00e8 \u201crende pi\u00f9 facile una trasformazione fondamentale\u201d sostenendo e aiutando lo studente a ottimizzare il proprio potenziale in un clima di fiducia e di stima reciproca, dove il supporto fornito \u00e8 presente ma allo stesso tempo lascia libero l\u2019altro di muoversi autonomamente con il proprio passo.<br \/>\nQuanta preoccupazione abbiamo sul programma da svolgere piuttosto che sul ben -essere che riusciamo a creare! In musica la possibilit\u00e0 di valorizzare la propria modalit\u00e0 espressiva \u00e8 ancora pi\u00f9 evidente e direi necessaria: un insegnante che tiene in considerazione lo stile del proprio studente di musica, senza giudizio, e che si cura di non produrne un proprio clone rappresenta la dimensione pi\u00f9 autentica per tracciare nella memoria la serenit\u00e0 necessaria per lasciare fuori dalla porta l\u2019ansia da prestazione e la paura. Cos\u00ec avremo un insegnamento costruito sul piacere, la curiosit\u00e0 e la motivazione in una logica che sappia contemplare non solo la dimensione razionale dell\u2019apprendimento ma anche la dimensione emotiva ed affettiva.<br \/>\nGli insegnanti \u201cdevono imparare a godere dell\u2019intelligenza del bambino come di un flusso in continuo movimento, capace di assorbire, rielaborare e restituire contenuti in  modo creativo e socialmente costruttivo\u201d. Cos\u00ec anche per l\u2019adulto che s\u2019iscrive in Conservatorio per studiare musica: nell\u2019apprendimento le strutture cognitive procedono attraverso azioni e retroazioni continue che includono il corpo come unit\u00e0 con il pensiero ed il sentire, dove ogni azione \u00e8 conoscenza emotivamente connotata. Per agevolare tutto questo l\u2019insegnante non dovr\u00e0 sovrapporsi allo suo studente ma al contrario lasciarsi sorprendere essendo disponibile a lasciar accadere le cose, ad osservarle senza fretta lasciando che sia lui, con le sue proprie modalit\u00e0, a completare l\u2019azione musicale sul suo strumento. <\/p>\n<p>Lezione 3<br \/>\nVerso il successo scolastico<br \/>\nCome possiamo nutrire la voglia di studiare? Secondo Albert Bandura che ha elaborato e studiato il concetto di autoefficacia c\u2019\u00e8 una strettissima relazione fra le capacit\u00e0 soggettive ed i pensieri che ognuno di noi  collega  incluse le emozioni e la motivazione. \u201cChi si percepisce efficace affronta i compiti difficili con la consapevolezza di poterli completare con successo\u2026quindi \u00e8 pi\u00f9 portato a perseverare anche difronte a degli ostacoli.\u201d<br \/>\nE quindi? Se gi\u00e0 nelle prime fasi dell\u2019apprendimento musicale il nostro studente sperimenter\u00e0 la gratificazione anche i pensieri conseguentemente riusciranno con successo a sostenerlo altres\u00ec nei momenti difficolt\u00e0. Questo non significa ottenere dei risultati senza impegno ma al contrario  essere consapevole di avere ci\u00f2 che \u00e8 utile per affrontare le nuove sfide  del futuro. Conseguentemente la paura di sbagliare o peggio di fallire non risulterebbe pi\u00f9 essere sinonimo di mancanza di capacit\u00e0 \u201cnon sono pi\u00f9 io ad essere sbagliato, ma l\u2019approccio che ho utilizzato\u201d. Da questo punto di vista \u00e8 la percezione del compito che lo studente dovrebbe avere: qualcosa che \u00e8 alla mia portata, una difficolt\u00e0 che posso incontrare, che \u00e8 fattibile e che posso risolvere da solo.<br \/>\nOvviamente l\u2019insegnante dovr\u00e0 resistere, fermarsi, sia con le parole giudicanti o peggio svalutanti, sia con la tentazione di sostituirsi sovrapponendosi all\u2019allievo.<br \/>\n\u201cTi faccio vedere come si fa. \u00c8 cos\u00ec facile!\u201d quante volte ci siamo sentiti dire queste parole dal nostro insegnante di musica.. e quanto queste parole ci hanno detto implicitamente \u201ctu non sei capace nemmeno di fare questa cosa cos\u00ec semplice, lascia stare faccio io che faccio prima\u201d. Come dire : dato che non ti riesce ti aiuto e mi sostituisco a te.<br \/>\nMi viene da pensare a tutte le scuole di pedagogia musicale che fin dai primi dell\u2019800 mettevano in guardia il docente dall\u2019 esplicitare giudizi svalutanti nei confronti degli allievi e delle produzioni musicali originali che andavano creando. La Montessori, la Bassi, la Ward fino a Kodaly, Orff, Dalcroze tutti, sempre, valorizzando le creazioni originali degli studenti , stimolando la creativit\u00e0 musicale senza boicottare, o giudicare nessuna produzione \u2026peccato aver perso, troppo spesso, per strada questa stima e rispetto per l\u2019altro a prescindere dall\u2019et\u00e0 e dalle sue abilit\u00e0.<br \/>\n\u201cPer accendere la motivazione ad apprendere \u00e8 quindi molto importante capire la relazione tra l\u2019azione e l\u2019obiettivo che il soggetto ha; l\u2019obiettivo pu\u00f2 essere consapevole o non consapevole, ma esiste sempre , ed \u00e8 quello che spinge all\u2019azione.\u201d<br \/>\nQuesta affermazione la trovo particolarmente aderente al mondo degli studenti di musica adulti e condivido il pensiero dell\u2019Autrice di un processo formativo che attraversa e suggestiona entrambi i protagonisti della relazione, che sollecita l\u2019autonomia e la capacit\u00e0 di darsi degli obiettivi  autoregolando il proprio processo di studio in sincronia con il proprio stile espressivo.<br \/>\nContagio emotivo, ascoltare, ascoltarsi, empatia tutto ci\u00f2 \u00e8 indispensabile e imprescindibile in una lezione di musica in particolare dove la qualit\u00e0 del sentire i suoni e di come ci sentiamo noi con i suoni \u00e8 la consapevolezza che ci \u00e8 utile praticare sia individualmente che collettivamente.<br \/>\nLezione 4<br \/>\nStar male a scuola<br \/>\n\u201cPerch\u00e9 i ragazzi stanno male?\u201d l\u2019Autrice indica alcune tra le possibili cause fra cui l\u2019inadeguatezza del carico cognitivo sia in termini di quantit\u00e0 che di qualit\u00e0: troppo spesso si chiede di memorizzare procedure e regole piuttosto che sviluppare competenze individuali e questo in musica accade di frequente: si anticipa la teoria a discapito dell\u2019esperienza diretta.<br \/>\nLa ricerca s\u2019interroga da tempo sulla capacit\u00e0 immediata di far musica da un lato e dall\u2019altro sull\u2019acquisizione delle conoscenze utili a leggere e scrivere la musica. Si parla di Apprendimento informale cio\u00e8 senza insegnamenti specifici ma facendo pratica per mezzo dell\u2019imitazione iniziale per poi, sempre attraverso l\u2019esperienza diretta arrivare alla pratica della lettura e scrittura della musica. Se queste esperienze accadessero almeno qualche volta nelle lezioni di strumento avremo un\u2019occasione per nutrire il piacere di far musica, di comunicare in modo libero, giocoso esprimendo ciascuno la propria  musicking ( C. Small 1998) intesa come capacit\u00e0 di partecipare al processo collettivo e interattivo del fare musica.<br \/>\nIn tutte le metodologie storiche musicali, dalla Bassi a Gordon, si afferma il valore formativo ed espressivo dell\u2019improvvisazione quale luogo di esperienza libera di ascolto e produzione originale collettiva in assenza di errore e di giudizio. Anche qui l\u2019insegnante sar\u00e0 un facilitatore in grado di abbandonare l\u2019idea di controllo e di essere partecipe e complice  fiducioso delle capacit\u00e0 elaborative del gruppo classe in un clima di \u201csicurezze senza sicurezze\u201d.<br \/>\n\u201cQuindi un insegnante che vuol far crescere l\u2019intelligenza deve seminare l\u2019intelligenza; se vuol far crescere il benessere, deve seminare il benessere; se vuol far nascere la fiducia , deve seminare la fiducia.\u201d Il problema \u00e8  saper agire per primi, essere pi\u00f9 che conoscere, coltivare la dimensione collettiva per conquistare un sapere condiviso e mediato dal gruppo. Troppo spesso la dimensione intersoggettiva del fare musica non viene curata abbastanza mentre verbalizzare insieme le difficolt\u00e0 come i successi rappresenta una grande opportunit\u00e0 di scambio e confronto utile, stimolante e motivante allo stesso tempo. Ovviamente si riuscir\u00e0 a creare un clima di questo tipo se lasciamo fuori dalla porta la competizione e la rivalit\u00e0 fra studenti: vedere l\u2019altro come concorrente innesca un meccanismo di protezione, un atteggiamento difensivo che ben poco a che fare con la collaborazione ed il far musica insieme. Sar\u00e0 necessario non incentivare la paura ed il giudizio che implica la sensazione di non riuscire, di non essere capace da soli ma al contrario stimolare il senso di appartenenza ad una comunit\u00e0 che insieme studia e cresce l\u2019uno con il sostegno dell\u2019altro.<br \/>\nCos\u00ec come l\u2019alleanza fra studenti, e quella fra docente-studente, rappresentano un bene troppo prezioso per non prendersene cura e adoperarsi per far si che non venga mai meno nelle nostre lezioni.<br \/>\nMi piace concludere questo scritto con l\u2019invito, per tutti noi che ci occupiamo di formazione, di mettersi in gioco come dice l\u2019Autrice con il coraggio e con il cuore e di sentirsi parte di una collettivit\u00e0 dove ci\u00f2 che insegniamo \u00e8 meno di tutto ci\u00f2  che ogni giorno impariamo dai nostri studenti.<\/p>\n<p>Alessandra Seggi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono varie recensioni di questo libro bench\u00e9 sia uscito da pochi mesi ma ho deciso di scriverne una anch\u2019io principalmente per due motivi: il primo \u00e8 che mi sono ritrovata moltissimo, sul piano professionale, nelle considerazioni che l\u2019Autrice espone e il secondo \u00e8 la possibilit\u00e0 di trasferire questi concetti e riflessioni sul versante specifico &hellip; <a href=\"https:\/\/www.alessandraseggi.it\/wordpress\/recensione-daniela-lucangeli-cinque-lezioni-leggere-sullemozione-di-apprendere-ed-erickson2020-pg-109\/\" class=\"more-link\">Continua la lettura di <span class=\"screen-reader-text\">Recensione:  Daniela Lucangeli: cinque lezioni leggere sull\u2019emozione di apprendere ed Erickson,2020, pg 109<\/span> <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[241],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.alessandraseggi.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/722"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.alessandraseggi.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.alessandraseggi.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.alessandraseggi.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.alessandraseggi.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=722"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.alessandraseggi.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/722\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":723,"href":"https:\/\/www.alessandraseggi.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/722\/revisions\/723"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.alessandraseggi.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=722"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.alessandraseggi.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=722"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.alessandraseggi.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=722"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}