{"id":697,"date":"2019-03-22T13:27:25","date_gmt":"2019-03-22T12:27:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.alessandraseggi.it\/wordpress\/?p=697"},"modified":"2024-04-14T15:40:55","modified_gmt":"2024-04-14T14:40:55","slug":"recensione-dario-de-cicco-il-metodo-ward-per-leducazione-musicale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.alessandraseggi.it\/wordpress\/recensione-dario-de-cicco-il-metodo-ward-per-leducazione-musicale\/","title":{"rendered":"Recensione: Dario De Cicco: Il metodo Ward per l\u2019educazione musicale"},"content":{"rendered":"<p>Leggere e conoscere gli scritti dei diversi autori che hanno sviluppato metodologie pedagogiche musicali \u00e8 stato ed \u00e8 un mio interesse personale e professionale ma mentre per le figure classiche, mi riferisco a E.J. Dalcroze, E. Willems, Z. Kodaly, C. Orff, solo per citare i nomi pi\u00f9 conosciuti, \u00e8 facile reperire scritti originali cos\u00ec non \u00e8 per quanto riguarda il Metodo Ward.<\/p>\n<p>Ho avuto per\u00f2 la fortuna di avere, quasi senza sapere come, il libro \u201cMusica per le scuole elementari, Libro di primo anno ad uso degli insegnanti\u201d di Justine Ward pubblicato a Roma nel 1937. La lettura di questo prezioso libricino, dalle pagine ingiallite dal tempo, mi ha permesso di conoscere il pensiero della Ward e rileggendolo, anche per ragioni professionali, ha continuato a sorprendermi sia per la cura estremamente dettagliata degli argomenti trattati sia per la modernit\u00e0 del pensiero pedagogico musicale presentato.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 mi ha particolarmente incuriosito leggere il libro di cui qui tratter\u00f2 scritto nel 2016 da Dario De Cicco dal titolo: \u201cIL metodo Ward per l\u2019educazione musicale, genesi, lineamenti ed esperienze\u201d.<\/p>\n<p>Un testo cos\u00ec mancava nel panorama editoriale italiano, uno scritto che mettesse in luce l\u2019opera metodologica musicale ancora poco conosciuta che questa straordinaria donna ha lasciato nei suoi scritti.<\/p>\n<p>Inoltre mi \u00e8 molto gradito parlare qui di una metodologia elaborata da una donna studiosa, ricercatrice e\u201cparticolarmente versata sull\u2019ascolto dell\u2019altro\u201d, peculiarit\u00e0 e aspetti molto risonanti nel nostro team tutto femminile di Musicastudio.<\/p>\n<p>In questa recensione le citazioni oscilleranno fra parti di testi ripresi dal libricino della Ward del 1937 e parti del testo di Dario De Cicco del 2016: ho deciso di non segnalare le distinzioni in quanto l\u2019intreccio che si crea fra i due autori \u00e8 cos\u00ec integrato l\u2019uno nell\u2019altro da consentirmi questa atipica libert\u00e0.<\/p>\n<p>Entriamo nel vivo: chi era Justine Bayard Cutting Ward?<\/p>\n<p>Nel volume, Dario De Cicco, ci presenta dettagliatamente la biografia della Ward ( Morristown _ New Jersey 1879 \/ Washington 1975) evidenziando il suo percorso formativo e tutti contatti che ella ha avuto con la realt\u00e0 religiosa americana, unitamente a quelli con i maestri della scuola di canto gregoriano di Solesmes.<\/p>\n<p>Il lavoro di ricerca e di documentazione che l\u2019autore presenta \u00e8 minuzioso e arricchito da numerosi allegati che testimoniano \u201cgli aspetti caratterizzanti la modellizzazione didattica wardiana contestualizzandoli all\u2019interno del divenire delle realt\u00e0 ecclesiali, sociali e musicali statunitensi ed europee\u201d. Inoltre l\u2019autore compie un\u2019indagine arricchendo il testo con interviste sui contesti applicativi italiani della metodologia e con una parte dedicata alla produzione editoriale indicante gli autori e i rispettivi titoli dei brani musicali contenuti nei diversi libri tradotti del metodo pubblicati in Italia nel corso degli anni. In particolare \u201cdettagliatissime sono le indicazioni metodologiche presenti nei libri rivolti agli insegnanti che specificano e organizzano ogni elemento contenutistico, collocandolo all\u2019interno di sequenze di apprendimento significative\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sicuramente questi aspetti sono quelli che hanno maggiormente attirato la mia attenzione e gi\u00e0 a partire dall\u2019introduzione della Ward al suo libro sopra citato si legge:\u201d lo scopo che si propone la pubblicazione di questa serie di libri&#8230;\u00e8 quello di far si che la possibilit\u00e0 di cantare e di esprimersi in musica non sia limitata ad esseri di talento, ma diventi patrimonio comune\u2026non \u00e8 una teoria che vogliamo diffondere, bens\u00ec un\u2019esperienza.\u201d<\/p>\n<p>Queste affermazioni sono di grande modernit\u00e0 in particolare nel considerare l\u2019esperienza pratica come prima fase del processo di apprendimento dalla quale deriver\u00e0 poi la teoria. Un\u2019affermazione che pu\u00f2 sembrare ovvia ma che sul versante didattico musicale ancora oggi stenta a decollare: troppe volte si inizia lo studio della musica impostando la teoria posponendo l\u2019ordine pi\u00f9 naturale del far vivere l\u2019esperienza dalla quale derivare la teoria. Continuo con alcune citazioni tratte dallo stesso libro.<\/p>\n<p>\u201cSe il ritmo \u00e8 essenzialmente movimento, \u00e8 chiaro che non se ne pu\u00f2 far conoscere il senso che mediante il movimento. Noi vogliamo movimenti a cui partecipi tutto il corpo, movimenti che facciano sentire il ritmo nei muscoli delle braccia e delle gambe: prima la percezione fisica del ritmo, poi, e per mezzo di essa, la percezione intellettiva\u201d.<\/p>\n<p>Qui si evidenzia l\u2019influenza del pensiero di E.J.Dalcroze , J.Dewey , M.Montessori, tutti sostenitori di una formazione centrata sul fare e sullo studente: \u201cil maestro deve in tutti i casi stimolare l\u2019alunno ad usare le proprie forze, aiutandolo solo indirettamente\u201d\u2026\u201dl\u2019alunno imparer\u00e0 a servirsi della sua capacit\u00e0 di <em>pensare<\/em> e a questa il maestro far\u00e0 continuamente appello\u201d.<\/p>\n<p>Oggi si parlerebbe di attivare processi metacognitivi, di sviluppare la propria motivazione intrinseca e l\u2019empowerment attraverso strategie per rendere lo studente competente e autoefficacie.<\/p>\n<p>La Ward inoltre scrive: \u201cUna classe annoiata, distratta e senza vita, generalmente prova che la lezione non \u00e8 stata preparata bene\u201d \u2026\u201d Quando scorgiamo nella scolaresca un senso di noia, dobbiamo cercare di dissiparlo subito, passando dalla concentrazione all\u2019azione o introducendo qualcosa d\u2019inaspettato. Non ci dobbiamo sentire menomamente soddisfatti di noi stessi, se non abbiamo creato, durante la lezione, un\u2019atmosfera di contentezza. Questa \u00e8 la prova pi\u00f9 sicura di una buona lezione\u201d.<\/p>\n<p>Includere il piacere, la sorpresa, un clima sereno durante le lezioni non \u00e8 forse un modo ancora oggi condivisibile di star bene a scuola?<\/p>\n<p>Sempre nello stesso libro l\u2019autrice indica vari schemi di lezione cos\u00ec come una serie di esercizi per stimolare un\u2019alta concentrazione fino ad un relativo riposo corredando le indicazioni con suggerimenti operativi specifici utili sia per l\u2019insegnante principiante che per quello esperto.<\/p>\n<p>La Ward scrive \u201ci requisiti di una buona lezione sono:<\/p>\n<p><strong>Brevit\u00e0<\/strong>. Venti minuti in media sono sufficienti, se l\u2019insegnante passa prontamente da un esercizio all\u2019altro, senza perder tempo in vane spiegazioni e se la classe segue attenta e disciplinata. <strong>Completezza<\/strong>. In ogni lezione bisogna toccare tutti i possibili elementi: timbro, altezza, ritmo, notazione, ecc.<\/p>\n<p><strong>Progressivit\u00e0<\/strong>. Ogni lezione deve rappresentare un piccolo passo avanti.<\/p>\n<p><strong>Organicit\u00e0<\/strong>. Ogni esercizio deve connettersi col precedente e preparare il successivo.<\/p>\n<p><strong>Variet\u00e0. <\/strong>Non bisogna seguire sempre lo stesso ordine di esercizi, ma variarlo tenendo soprattutto presente che gli esercizi che richiedono maggiore concentrazione mentale devono alternarsi con quelli che ne richiedono meno o possono considerarsi di relativo riposo.\u201d<\/p>\n<p>I requisiti sopracitati non hanno subito l\u2019usura del tempo e sono a tutt\u2019oggi condivisibili per realizzare una lezione efficacemente strutturata che soddisfi il docente quanto lo studente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel volume di Dario De Cicco si analizzano le caratteristiche del metodo articolato in quattro livelli progressivi e rivolto ai bambini della scuola primaria con l\u2019obiettivo di insegnare a cantare leggendo attingendo al repertorio gregoriano e a quello di natura popolare. I \u201cperiodi di apprendimento\u201d indicati nel metodo della Ward sono:<\/p>\n<p><strong>Imitazione pura<\/strong>: intendendo la capacit\u00e0 di stimolare \u201ccondotte esplorative spontanee\u201d.<\/p>\n<p><strong>Riflessione<\/strong>: intendendo la capacit\u00e0 di condurre il bambino \u201cal possesso personale e all\u2019uso indipendente e libero degli elementi musicali\u201d \u201c\u2026gli alunni ci mostreranno le loro melodie, composte spontaneamente o dietro nostro invito. Nel correggerle noi dobbiamo mostrare il maggior rispetto possibile della personalit\u00e0 dei piccoli autori, limitando le correzioni allo stretto necessario e proponendo modifiche in forma di consigli che non umilino e non svalutino mai il lavoro del fanciullo, il quale, diversamente, non si sentirebbe incoraggiato a continuare\u201d<\/p>\n<p><strong>Sviluppo-autonomia<\/strong>: \u201cesprimendo consapevolmente ..le caratteristiche della propria identit\u00e0 musicale\u201d;<\/p>\n<p>Oggi si parlerebbe di sviluppo metacognitivo del bambino, d\u2019indipendenza e di transfert di competenze per la soluzione di problemi.<\/p>\n<p>Tutto molto attuale e ancora oggi condivisibile anche nell\u2019attenzione e cura con cui la Ward chiede all\u2019insegnante di considerare la personalit\u00e0 musicale degli studenti senza minarne il senso di autoefficacia.<\/p>\n<p>Un\u2019altra raccomandazione che la Ward espone per l\u2019insegnante: \u201c\u00e8 importante ch\u2019egli\u201d (riferito allo studente) \u201cnon abbia mai la sensazione di trovarsi di fronte ad una difficolt\u00e0 superiore alle sue forze: ci\u00f2 lo scoraggerebbe e muterebbe in tormento la gioia dell\u2019apprendere\u201d.<\/p>\n<p>Come non condividere tale premura? Ma quante volte non accade soprattutto nella pratica musicale? Quante volte il piacere, il ben-essere rimangono fuori dalle porte delle nostre aule?<\/p>\n<p>Sembra strano che il piacere dell\u2019imparare risulti ancora oggi un impedimento invece che un propulsore di energia positiva eppure molto spesso \u00e8 proprio cos\u00ec che accade.<\/p>\n<p>Nella strutturazione metodologica del percorso la Ward include la ricorsivit\u00e0 tra i diversi stadi con l\u2019obiettivo di attivare nel bambino \u201cvolont\u00e0, attenzione, riflessione\u201d nutrendo quello che oggi s\u2019intende per motivazione intrinseca data dai rinforzi positivi dell\u2019insegnate verso lo studente.<\/p>\n<p>Cos\u00ec scrive J. Ward: \u201cI lavori degli alunni devono essere sempre pregiati e lodati, anche quando richiedono correzioni le quali non debbono mai offendere la personalit\u00e0 del fanciullo, n\u00e9 spengere la fiamma dell\u2019entusiasmo.\u201d<\/p>\n<p>Un altro aspetto interessante \u00e8 l\u2019idea che l\u2019esperienza musicale possa essere integrata con le altre discipline di studio dei bambini tanto che dalla \u201cmodellizzazione originaria della Ward erano esclusi i musicisti professionisti perch\u00e9 non ritenuti in possesso di \u201cquelle indispensabili cognizioni di psicologia infantile che li trattenga dall\u2019imporre senz\u2019altro la loro dottrina caricando le piccole menti di un peso insopportabile ed inutile\u201d.<\/p>\n<p>Un\u2019esigenza quella della preparazione psico-pedagogica dei musicisti tutt\u2019oggi molto evidente nel nostro paese e presente a tutti i livelli di formazione: lo sappiamo bene noi che lavoriamo all\u2019interno delle Scuole di Didattica della Musica nei Conservatori!<\/p>\n<p>Alla luce di tutte queste considerazioni potremmo auspicare una nuova pubblicazione dei libri di Justine Ward cos\u00ec ricchi di suggerimenti per l\u2019insegnante che desideri strutturare un percorso formativo musicale tenendo conto delle istanze dei propri studenti di indicazioni pratiche vocali, ritmiche e di formazione dell\u2019orecchio che oltrepassano la datazione inserendosi serenamente a pieno titolo all\u2019interno delle indicazioni pedagogiche contemporanee.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ci sarebbero davvero moltissime considerazioni da fare sulle proposte nel metodo ma per non dilungarmi di pi\u00f9 prover\u00f2 a stringere sugli elementi musicali specifici che costituiscono i paradigmi di contenuto della metodica wardiana.<\/p>\n<p>Il cuore del metodo, come gi\u00e0 scritto, \u00e8 l\u2019esperienza corale in cui si alternano proposte individuali e collettive attraverso pratiche attive, ludiche centrate sul fare e non sulla teoria dove lo studente \u00e8 protagonista, ha un ruolo attivo ed \u00e8 incoraggiato a produrre le proprie idee musicali.<\/p>\n<p>L\u2019insegnamento del ritmo avviene attraverso esperienze di movimento corporeo nello spazio includendo l\u2019ondeggiamento delle braccia e seguendo il fraseggio musicale analogamente a come J.E. Dalcroze propone nel suo metodo. Nei quattro anni previsti di studio la Ward propone la pratica del ritmo mensurato e del ritmo libero, come nel canto gregoriano, l\u2019utilizzo del ritmogramma come introdotto dalla \u201critmica integrale\u201d di Laura Bassi, \u201cla pronuncia di parole ritmiche associate al movimento\u201d, esercizi di lettura di brevi disegni ritmici, dettato metrico, ecc.<\/p>\n<p>Specifica indicazione \u00e8 data dalla \u201cChironomia del movimento ritmico\u201d un\u2019espressione gestuale e grafica che aderisce perfettamente alle caratteristiche del repertorio gregoriano.<\/p>\n<p>Il metodo tratta anche l\u2019educazione vocale indicando strategie operative, vocalizzi e proposte suddivise per i diversi anni di corso dedicando un\u2019attenzione distinta agli \u201cstonati\u201d proponendo una serie di esercizi da provare per recuperare gli studenti con difficolt\u00e0 d\u2019intonazione che, a parere della Ward sono riconducibili ad un\u2019insufficiente educazione dell\u2019orecchio.<\/p>\n<p>Il problema della notazione musicale viene affrontato insieme ed in funzione all\u2019esperienza pratica: prima il suono e poi il segno indicato con i numeri arabi. La scrittura sul pentagramma viene introdotta prima con un rigo per poi passare a due fino a cinque. Nel quarto anno viene insegnata la notazione di S.Gallo e quella Vaticana per leggere agilmente il repertorio gregoriano. La Ward utilizza il Do mobile per la lettura cantata e la chironomia indicante i gradi con il numero delle dita specificando tutta una serie di esercizi e attivit\u00e0 progressive da proporre ai bambini per esercitarsi in tali pratiche.<\/p>\n<p>Dario De Cicco nel suo volume analizza la realt\u00e0 europea e italiana di fine ottocento e inizi novecento evidenziando le indicazioni legislative relative all\u2019insegnamento della musica e l\u2019influenza che le varie scuole di didattica musicale hanno avuto sulla formazione di quegli anni.<\/p>\n<p>Inoltre l\u2019autore presenta una larga documentazione di testimonianze, lettere e riproduzioni di foto d\u2019epoca che permettono al lettore d\u2019inquadrare chiaramente la situazione storica di quegli anni.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultima parte del libro D. De Cicco indica la divulgazione e la pratica del metodo in Italia avvenuta fra la prima e la seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>A questo punto riconosco un profumo di casa. Infatti il metodo Ward fu insegnato in Casentino dal 1923 in particolare a Serravalle di Bibbiena, poi anche Badia Prataglia nel 1929, entrambe cittadine in provincia di Arezzo, che \u00e8 la mia citt\u00e0 natale.<\/p>\n<p>Ritornando con la memoria ad Arezzo, mi ricordo che negli anni settanta\/ottanta in cui cantavo come corista nel coro polifonico \u201cF. Coradini\u201d diretto dal M\u00b0 Fosco Corti, c\u2019erano alcuni coristi che scrivevano i numeri sotto le note della propria parte cantando in do mobile e utilizzando il metodo Ward imparato proprio a Serravalle e a Badia Prataglia. Allora mi sembrava curioso questo modo di leggere le note ma restavo stupita dall\u2019efficacia che produceva nell\u2019intonazione degli intervalli rispetto al nostro sistema tradizionale di lettura della musica.<\/p>\n<p>Con questa nota un po\u2019 autobiografica chiudo la mia recensione con l\u2019invito a leggere il volume scritto da Dario de Cicco per conoscere l\u2019opera di una didatta dal pensiero cos\u00ec innovativo e moderno che ancora oggi ha tanto da insegnare a tutti coloro che operano nella pratica formativa corale e musicale pi\u00f9 in generale.<\/p>\n<p>Alessandra Seggi<\/p>\n<p><strong>D. De Cicco, Il metodo Ward per l\u2019educazione musicale<\/strong><\/p>\n<p>Genesi, lineamenti ed esperienze, ed Lim, Lucca 2016 (pg 369)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Leggere e conoscere gli scritti dei diversi autori che hanno sviluppato metodologie pedagogiche musicali \u00e8 stato ed \u00e8 un mio interesse personale e professionale ma mentre per le figure classiche, mi riferisco a E.J. Dalcroze, E. Willems, Z. Kodaly, C. 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