{"id":583,"date":"2013-11-24T16:03:29","date_gmt":"2013-11-24T15:03:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.alessandraseggi.it\/wordpress\/?p=583"},"modified":"2016-04-26T16:42:05","modified_gmt":"2016-04-26T15:42:05","slug":"ascoltare-il-sonoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.alessandraseggi.it\/wordpress\/ascoltare-il-sonoro\/","title":{"rendered":"Ascoltare il sonoro"},"content":{"rendered":"<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p>Quando ascoltiamo una musica, eseguiamo un\u2019operazione di astrazione tanto pi\u00f9 efficiente quanto pi\u00f9 riusciamo a strutturare l\u2019ascolto in configurazioni per noi dotate di senso (incisi ritmici, frammenti melodici ecc). Questi raggruppamenti di note possono essere messi in relazione con configurazioni stilistiche e strutture familiari gi\u00e0 presenti nella nostra memoria.\u00a0 L\u2019ascoltatore ricerca nell\u2019opera elementi per costruire retroazioni e anticipazioni percettive confrontando la musica con i propri modelli preesistenti e verificandone immediatamente l\u2019eventuale familiarit\u00e0.\u00a0 Inoltre il modo in cui si ascolta una musica \u00e8 in stretta relazione con quanto riusciamo a ricordare della musica stessa che stiamo ascoltando. Nelle composizioni di musica contemporanea generalmente il compositore ci invita ad uscire dalla nostra zona musicalmente sicura esplorando un territorio pi\u00f9 imprevedibile dove gli schemi di riferimento non sono pi\u00f9 quelli a noi familiari. Il disorientamento che si crea \u00e8 proprio legato alle aspettative disattese che il nostro ascolto produce e questa condizione pu\u00f2 generare uno stato di ansia e disagio.<\/p>\n<p>Uscire da una zona musicalmente sicura, perch\u00e9 il brano si allontana dai nostri schemi familiari, \u00e8 impegnativo e destabilizzante sia sul piano emotivo sia cognitivo, questo prevede un grado di avventurosit\u00e0 e di adattamento all\u2019imprevedibilit\u00e0 che non \u00e8 uguale per tutti noi. Anche se forse, alle origini della sua storia, l\u2019uomo era per necessit\u00e0 pi\u00f9 aperto e libero a tutto il panorama sonoro che lo circondava rispetto a quanto non lo sia oggi.<\/p>\n<p>Possiamo immaginare, per\u00f2, di recuperare questa qualit\u00e0 di ascolto in cui l\u2019occhio cerca, ma l\u2019orecchio, pi\u00f9 accuratamente, trova!<\/p>\n<p><strong>Il sonoro<\/strong><\/p>\n<p>Nella gerarchia dei sensi, lo status dell\u2019udito \u00e8 nettamente inferiore a quello della vista ed \u00e8 proprio seguendo la necessit\u00e0 di recuperare una democrazia dei sensi che qui si sosterr\u00e0 che conoscere il mondo attraverso il suono \u00e8 fondamentalmente diverso da conoscere il mondo attraverso la vista.<\/p>\n<p>Per conoscere il mondo attraverso l\u2019orecchio \u00e8 necessario stabilire una nuova attenzione al sonoro.<\/p>\n<p>Il pensare nell\u2019ambito di una democrazia dei sensi significa semplicemente che nessun senso \u00e8 privilegiato rispetto agli altri, e che il sonoro svolge un ruolo altrettanto decisivo nella nostra esperienza e comprensione del mondo<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p>Questo il punto iniziale da cui partire per fare un\u2019esperienza in cui bisogna imparare a liberarsi, come sosteneva Varela<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a> \u201c\u2026 dell\u2019imbottitura che sostiene abitudini e pregiudizi e che di solito ci distanzia dalla nostra esperienza\u201d.<\/p>\n<p>Le stesse abitudini e i pregiudizi di cui parla Varela coinvolgono anche la nostra esperienza sonora, sia quella che riguarda l&#8217;attenzione al paesaggio\u00a0 quotidiano, sia quella relativa al mondo\u00a0 musicale, compreso l\u2019ambito professionistico.<\/p>\n<p>Fare un&#8217;esperienza effettiva dell&#8217;ascolto implica fare una cosa straordinariamente difficile: cambiare attitudine, e quindi non solo scegliere di ascoltare la musica o il sonoro ma anche ascoltare il proprio mondo interiore e il mondo sociale accogliendo la situazione altrui mantenendo una reale presenza a s\u00e9.<\/p>\n<p><strong>Sintonizzazione empatica<\/strong><\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p>La nostra condizione umana ci predispone alla necessit\u00e0 di stabilire relazioni con l\u2019altro sia per confermare il nostro stesso esistere quanto per attivare una costruzione di s\u00e9 che non potrebbe essere di natura autosufficiente. L\u2019imitazione \u00e8 il prerequisito di base per lo sviluppo di abilit\u00e0 sociali come comprendere le emozioni esperite da altri proprio in virt\u00f9 della capacit\u00e0 di rispecchiamento reciproco.<\/p>\n<p>Oggi sappiamo che il merito di queste straordinarie capacit\u00e0 risiede nel sistema dei neuroni specchio. Tali meccanismi di rispecchiamento sono presenti anche nell\u2019atto musicale in termini di simulazione, come al momento dell\u2019apprendimento di tecniche specifiche tipo diteggiature, ma anche durante l\u2019esecuzione di un brano perch\u00e9 chi ascolta \u00e8 realmente parte attiva del processo sonoro che si compie nel momento.<\/p>\n<p>La natura intersoggettiva della performance musicale si rivela nella capacit\u00e0 di rappresentazione mimetica di chi ascolta e quindi partecipa, anche involontariamente all\u2019atto musicale nel suo complesso. Le ricerche, condotte da studiosi quali V. Gallese e D. Freedberg\u00a0 hanno dimostrato che tanto la simulazione incarnata quanto il sistema senso-motorio risultano coinvolti nel riconoscimento delle emozioni e sensazioni espresse dagli altri.<\/p>\n<p>Se questo accade nell\u2019esperienza visiva si potrebbe immaginare uno stesso tipo di rispecchiamento anche nella performance musicale tra interprete ed ascoltatore.<\/p>\n<p><strong>Sentire e ascoltare<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;uomo vuole sentire. O meglio, secondo Tomatis, l&#8217;embrione vuole sentire e l&#8217;ascolto \u00e8 la funzione sulla quale si fonda tutta la dinamica umana del linguaggio e della comunicazione, della relazione e dell&#8217;evoluzione instaurandosi fin dal principio della vita, nel profondo della notte uterina.<\/p>\n<p>Infatti, gi\u00e0 pochi giorni dopo il concepimento, l&#8217;embrione comincia a formare gli orecchi. Ricava ancora tutto dalla mamma, ma vuole avere un orecchio suo. Nell&#8217;orecchio quindi si sviluppa un piccolo essere per il quale, gi\u00e0 nei primi mesi della sua esistenza, la cosa pi\u00f9 importante \u00e8 poter udire da solo.<\/p>\n<p>Anche muovendo da questo dato, Anzieu ha formulato un concetto che definisce un primo stadio di una pur confusa identit\u00e0, si tratta del concetto di involucro sonoro. Poich\u00e9 l&#8217;esperienza sonora precede nel tempo le altre esperienze si pu\u00f2 immaginare che il primo <em>involucro del s\u00e9<\/em> sia di tipo sonoro. Egli parla di pelle auditivo-fonica e della sua funzione primaria di specchio sonoro per gli scambi vocalici con la madre. Quello che la madre trasmette al feto trascende il<strong> <\/strong>significato linguistico, a cui il feto resta insensibile.<\/p>\n<p>La comunicazione con la madre s\u2019instaura per conduzione ossea quasi diretta, in una corrispondenza immediata. Ci\u00f2 che il feto sente meglio \u00e8 l\u2019aspetto simpatico o antipatico dell\u2019emissione vocale della madre. Non ne comprende il significato semantico ma ne conosce solo l\u2019aspetto empatico. Per questo, una volta nati, non abbiamo bisogno di parole per esprimere uno stato d\u2019animo: dall\u2019intonazione, dal timbro ci rendiamo subito conto se il nostro interlocutore \u00e8 felice o sta per piangere.<\/p>\n<p>L\u2019orecchio mantiene nel tempo la sua relazione stretta con l\u2019aspetto sonoro del parlato ed anche la postura verticale dell\u2019uomo spinge il suo corpo all\u2019ascolto e lo dispiega come un\u2019antenna. Parlare equivale a suonare il corpo dell\u2019altro. Con l\u2019orecchio, ma anche con la pelle e con tutto il suo potenziale sensoriale<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>. Tomatis stabilisce che la voce riproduce solo quello che l\u2019orecchio \u00e8 in grado di percepire (effetto Tomatis).<\/p>\n<p>Ancora una volta questo legame tra udito e fonazione dove il primo determina il secondo, ha permesso di provare che gli uomini non sentono allo stesso modo in ogni parte del mondo. \u201cFra i diversi paesi esistono differenze dovute alla dinamica acustica dell\u2019ambiente aereo. Un cinese non sente allo stesso modo di un africano. Questa \u00e8 una delle origini delle grandi variet\u00e0 delle lingue umane\u201d<a href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>.<\/p>\n<p><strong>Paesaggio sonoro<\/strong><\/p>\n<p>Gli<strong> <\/strong>studi sul soundscape, inteso come l\u2019insieme dei suoni che ci circonda e ci condiziona nella nostra quotidianit\u00e0, sollecitano un\u2019osservazione sulla pervasivit\u00e0 del suono nelle nostre vite e negli spazi in cui viviamo.<\/p>\n<p>\u00c8 indispensabile perci\u00f2 valorizzare e interpretare criticamente le peculiarit\u00e0 acustiche di un territorio per contribuire a ridare importanza sia alla pratica dell\u2019ascolto sia agli aspetti sociali della produzione sonora, favorendo il processo di appropriazione della nostra identit\u00e0 culturale unitamente alla capacit\u00e0 di comprensione dell\u2019identit\u00e0 altrui.<\/p>\n<p>Il sonoro, soprattutto quello prodotto meccanicamente o elettricamente, accompagna la nostra quotidianit\u00e0: svegliarsi, camminare, guidare, lavorare sono tutte azioni compiute con la musica o con qualche altro accompagnamento acustico.<\/p>\n<p>Anche tutti gli elettrodomestici funzionano facendo rumore. I progettisti dispiegano molte idee quando si tratta della forma e del colore di questi oggetti, ma non si curano abbastanza dei rumori che producono.<\/p>\n<p>In generale il minimizzare il rumore e massimizzare i suoni non sembra essere il loro pensiero. Eppure potremmo considerare, come un diritto umano, anche il diritto a un paesaggio sonoro salubre e desiderabile.<\/p>\n<p><strong>L\u2019orecchio e l&#8217;occhio<\/strong><\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p>Quali relazioni esistono tra l\u2019orecchio e l\u2019occhio?<\/p>\n<p>Quando si pensa a come conosciamo e a cosa conosciamo del mondo immediatamente si presentano alla mente molteplici metafore visive talmente forti che la stessa comprensione \u00e8 identificata con il vedere.<\/p>\n<p>L&#8217;orecchio non ha la possibilit\u00e0 di esplorare una cosa pi\u00f9 volte, basti pensare alla velocit\u00e0 e alla singolarit\u00e0 della parola parlata e all&#8217;impossibilit\u00e0 di articolarla un&#8217;altra volta in modo identico. &#8220;Nel suo modo di lavorare, nei suoi meccanismi di decodificazione, l&#8217;orecchio deve avere la sicurezza immediata; l&#8217;occhio invece, se ritiene di potersi essere sbagliato, pu\u00f2 tornare a guardare due o pi\u00f9 volte, anzi, la sua stessa possibilit\u00e0 di ingannarsi \u00e8 diventata per lui un&#8217;esperienza talmente ricorrente che si \u00e8 abituato a esplorare pi\u00f9 volte l&#8217;oggetto della sua percezione&#8221;<a href=\"#_ftn5\">[5]<\/a>. L&#8217;ascolto induce all&#8217;attenzione del presente, dell&#8217;adesso, ad una consapevolezza di ogni istante, ad un essere presenti alla nostra vita mentre la stiamo vivendo.<\/p>\n<p>Possiamo chiederci: qual\u2019\u00e9 il rapporto che la composizione scritta, la composizione a memoria e l\u2019improvvisazione musicale hanno con il mondo dell\u2019udito e con quello della vista?<\/p>\n<p>In un gruppo di musicisti che improvvisano, sar\u00e0 indispensabile attivare un attento ascolto reciproco in una situazione dove in generale ognuno deve ascoltare pi\u00f9 gli altri che se stesso.<\/p>\n<p>Per il musicista che suona la musica gi\u00e0 composta, l&#8217;informazione primaria \u00e8 visiva e solo secondariamente sonora. La musica composta \u00e8 musica trasposta nello spazio visibile, e quello che \u00e8 visibile tende a seguire il predominio dell&#8217;occhio, \u00e8 molto pi\u00f9 facile e veloce guardare lo spartito anzich\u00e9 ascoltare. Nell\u2019esecuzione il rispetto del segno dello spartito stabilisce la giustezza esecutiva, e la giustezza esecutiva \u00e8 visibile perch\u00e9 il sonoro \u00e8 ridotto alla \u201cnota\u201d.<\/p>\n<p>Oggi sappiamo che introdurre l\u2019utilizzo della notazione in una fase pi\u00f9 avanzata degli studi musicali<strong> <\/strong>permettere agli studenti di concentrarsi sullo sviluppo delle immagini uditive e sulle abilit\u00e0 fisiche richieste per suonare uno strumento.<\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong>Il suono delle parole<\/strong><\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p>Una cura particolare va riservata alle parole, poich\u00e9 le parole strutturano la casa dell&#8217;essere anche nel porsi in relazione con gli altri.<a href=\"#_ftn6\">[6]<\/a> Il suono delle parole ha la capacit\u00e0 di penetrare dentro di noi e di rimuovere la distanza tra esterno e interno: infatti l\u2019orecchio \u00e8 sempre aperto non si pu\u00f2 interrompere l\u2019atto del sentire si pu\u00f2 solo smettere di ascoltare. Il suono delle parole \u00e8 intrinsecamente corporeo, infatti la produzione della voce coinvolge l\u2019apparato respiratorio, dall\u2019addome fino alla testa: il corpo pu\u00f2 dar sfogo e riempire all\u2019esterno una tensione interna in tal senso il collegamento tra esterno e interno che si realizza nella voce \u00e8 insieme un momento produttivo e comunicativo.<\/p>\n<p>Nella voce l\u2019uomo fa esperienza dell\u2019unit\u00e0 acustico-motoria percepita come un unico processo chiuso in s\u00e9 dove il suono ritorna all\u2019orecchio ascoltando la nostra stessa voce<a href=\"#_ftn7\">[7]<\/a>.<strong> <\/strong>L\u2019uomo, nel<strong> <\/strong>produrre e recepire suoni non si separa dal suo corpo e si conferma come un\u2019unit\u00e0 psico-fisica concreta.<\/p>\n<p>Solo in situazioni limite, come nel riso e nel pianto, il corpo prende l\u2019iniziativa e diventa cassa di risonanza della persona reagendo all\u2019ondata emotiva che lo colpisce. L\u2019uomo, in questi casi, perde il suo abituale controllo su di s\u00e9 e si consegna ad essa\u00a0 abbandonandosi al riso o lasciandosi andare al pianto. Il carattere d\u2019immediatezza e spontaneit\u00e0 conferisce al riso e al pianto una veste gestuale e acustica che ci coinvolge e a volte ci contamina.<\/p>\n<p>Questo<strong> <\/strong>imprinting sonoro-emotivo, che abbiamo ricevuto e registrato fin dal grembo materno, \u00e8 un addestramento che non si dimentica tanto che per tutta la vita conserveremo una sensibilit\u00e0 che ci indurr\u00e0 a piangere o a ridere, ascoltando una voce, indipendentemente dal significato delle parole pronunciate.<\/p>\n<p>Sono spazi che Plessner definisce \u201csenza parola\u201d in quanto dimensioni non verbali, spazi dove la nostra esperienza \u00e8 plurale come la nostra costituzione \u00e8 sensibile. Proprio perch\u00e9 l&#8217;essere umano nella sua essenza \u00e8 plurale, le parole che alimentano contesti comunitari sono essenziali.<\/p>\n<p>Il potere delle parole di fare bene o male all&#8217;esserci \u00e8 altissimo, possono procurare sofferenze o essere la medicina per l&#8217;anima, possono annichilire il pensiero o fecondare la vita della mente, per questa ragione ci vuole la massima cautela nel loro uso, le parole che si dicono o quelle che si ascoltano possono inquinare e chiudere definitivamente il dialogo anzich\u00e9 tenerlo aperto o allargarlo.<\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong>Ascoltare: senso\/sensato e senso\/sensibile<\/strong><\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p>L\u2019ascolto autentico presuppone un lavoro su di s\u00e9 senza anticipare ma lasciando che il prendere forma della risposta accada lentamente.<\/p>\n<p>Maria Zambrano indica il silenzio come preambolo a un dialogo aperto all\u2019altro, senza l\u2019ingombro di s\u00e9 in uno stato di attenzione, d\u2019innocenza e d\u2019ignoranza tale da permettere alla realt\u00e0 di mostrarsi.<\/p>\n<p>Ma la nostra esperienza di ascolto \u00e8 generalmente di tipo concettuale: stiamo pi\u00f9 spesso sul senso inteso come qualcosa da riconoscere, un \u201csenso sensato\u201d come lo definisce Jean-Luc Nancy. Cos\u00ec l\u2019ascolto scivola spesso nel comprendere, riconoscere pi\u00f9 che mantenere un\u2019aderenza fisica e corporea alla vibrazione.<\/p>\n<p>Ascoltando la musica tendenzialmente si favorisce l\u2019idea del \u201csignificato musicale\u201d di una composizione o la sua sintassi rispetto alla viva, concreta e vibrante sonorit\u00e0<a href=\"#_ftn8\">[8]<\/a>.<\/p>\n<p>Ma tendere l\u2019orecchio implica un impegno, una curiosit\u00e0, vuol dire ri-direzionare l\u2019attenzione sospendendo i giudizi a favore di un\u2019osservazione attenta del reale. In un ascolto autentico posso, per esempio, riconoscere il passo di una persona che conosco, lo identifico, ma se restassi sul \u201csensibile\u201d riuscirei a diversificare le qualit\u00e0 dell\u2019incedere, dell\u2019impatto con il pavimento, della velocit\u00e0, starei cos\u00ec sul sonoro cio\u00e8 sul \u201csensibile\u201d.<\/p>\n<p>Il \u201csenso sensibile\u201d \u00e8 legato alla capacit\u00e0 di percezione corporea con tutta la libert\u00e0 d\u2019indagare il suono prima del suo riconoscimento.<\/p>\n<p>Chi conosce le costellazioni, per esempio, si vanta delle proprie abilit\u00e0: guarda un cielo stellato e riconosce tutte le configurazioni ma in realt\u00e0 la sua \u00e8 solo un\u2019operazione di riconoscimento condizionato, tanto da non riuscire pi\u00f9 a leggere quel cielo in modo altro rispetto a una codifica gi\u00e0 stabilita, vedr\u00e0 sempre le\u00a0 stesse costellazioni.<\/p>\n<p>Ma se riusciamo a stare sul sensibile possiamo non solo osservare in modo nuovo ma anche muoverci in una \u201cnuova esperienza del sentire che tocca il nostro rapporto con le cose, con il mondo, col corpo prima degli apparati concettuali\u201d<a href=\"#_ftn9\">[9]<\/a>. Un nuovo tipo di esperienza del sentire che va la di l\u00e0 del ristretto ambito specialistico musicale o estetico.<\/p>\n<p>L\u2019idea \u00e8 di collocarsi di fronte al sonoro senza canoni prefissati come un esser-ci nel mondo rivitalizzato da un\u2019esperienza sensoriale molteplice e non vincolata a configurazioni pre-stabilite. Per noi tutti porsi in questa dimensione di ascolto significa liberare i nostri sensi da tutto ci\u00f2 che impedisce all\u2019atto percettivo e conoscitivo di essere autenticamente ci\u00f2 che realmente mostra nel momento presente.<\/p>\n<p>Il presente sonoro si esprime in uno spazio-tempo mobile e vibrante che permette la sua stessa risonanza e che produce l\u2019essere ascoltato. In questo senso l\u2019ascolto del sensibile apre il corpo di chi ascolta, risuona in lui ponendo l\u2019individuo in con-divisione fra interno ed esterno. L\u2019ascolto e il suono si mostrano perci\u00f2 non come veicoli di significati preesistenti ma come spazi dove si costruisce un senso che trova nei suoni vita e forma, corpo e identit\u00e0.<\/p>\n<p>Si tratta, in conclusione, di ri-trovare le condizioni per ri-attivare, per andare a riprendersi un pezzo di mondo sonoro ascoltando il contesto totale in una democrazia dei sensi dall\u2019io verso il mondo e viceversa.<\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p><strong>Anzieu D<\/strong>., 1994, L\u2019Io-pelle, Borla, Roma.<\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong>Berendt J. E.<\/strong>, 1999, Il terzo orecchio. Guida all\u2019ascolto dell\u2019armonia universale, Red, Como.<\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong>Freedberg D.<\/strong>, 2007, Emapatia, movimento ed emozione, in Immagini della Mente, neuroscienze, arte e filosofia, a cura di G. Lucignani e A. Pinotti, Milano, Raffaello Cortina.<\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong>Gallese V., Freedberg D.<\/strong>, 2008: Movimento, emozione, empatia. I fenomeni che si producono a livello corporeo osservando le opere d\u2019arte, \u201cPrometeo\u201d Rivista trimestrale di scienza e storia, Milano, Arnoldo Mondadori Editore.<\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong>Mortari L.<\/strong>, 2008, A scuola di libert\u00e0. Formazione e pensiero autonomo, Raffaello Cortina, Milano.<\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong>Nancy J-L.<\/strong>, 2002, All\u2019ascolto, Raffaello Cortina, Milano.<\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong>Plessner H.<\/strong>, 1982: Lachen und Weinen, trad. it. V. Rasini, Il Riso e il Pianto. Una ricerca sui limiti del comportamento umano, Milano, Studi Bompiani 2007.<\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong>Plessner H.<\/strong>, 2007: Studi di estesiologia. L\u2019uomo, i sensi, il suono, trad. it. A cura di A. Ruco, Bologna, Clueb.<\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong>Seggi A.<\/strong>, 2010, <em>Performance musicale e risonanza empatica<\/em> in www.alessandraseggi.it<\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong>Tomatis A.<\/strong>, 2006, Neuf Mois au Paradis. Histoire de la Vie Prenatale, trad. it. L. Merletti, Nove mesi in paradiso, Ibis, Como.<\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong>Varela F.J.<\/strong>, 1992, Un Know-how per l\u2019etica, Laterza, Roma-Bari.<\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong>Zambrano M.<\/strong>, Filosof\u00eca y Educaci\u00f2n. Manuscritos, 2007, trad. it. L. M. Durante, Per l\u2019amore e per la libert\u00e0. Scritti sulla filosofia e sull\u2019educazione, Marietti 2008.<\/p>\n<hr size=\"1\" \/><a href=\"#_ftnref\">[1]<\/a> Vedi Berendt, 1999.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref\">[2]<\/a> Varela, 1992, p. 102.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref\">[3]<\/a> Tomatis, 2006, p. 166.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref\">[4]<\/a> Ivi p. 22.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref\">[5]<\/a> Berendt, 1999, p. 19.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref\">[6]<\/a> Mortari, 2008<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref\">[7]<\/a> Plessner, 2007<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref\">[8]<\/a> Enrica Lisciani Petrini in Jean-Luc Nancy, 2002, p. XVIII.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref\">[9]<\/a> ivi, p. VII.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando ascoltiamo una musica, eseguiamo un\u2019operazione di astrazione tanto pi\u00f9 efficiente quanto pi\u00f9 riusciamo a strutturare l\u2019ascolto in configurazioni per noi dotate di senso (incisi ritmici, frammenti melodici ecc). 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