{"id":677,"date":"2017-02-28T13:41:36","date_gmt":"2017-02-28T12:41:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.alessandraseggi.it\/wordpress\/?p=677"},"modified":"2024-04-14T18:28:28","modified_gmt":"2024-04-14T17:28:28","slug":"riflessioni-sul-saggio-noi-perche-due-sono-meglio-di-uno-di-m-ammaniti","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.alessandraseggi.it\/wordpress\/recensioni\/riflessioni-sul-saggio-noi-perche-due-sono-meglio-di-uno-di-m-ammaniti\/","title":{"rendered":"Riflessioni sul saggio: NOI perch\u00e8 due sono meglio di uno di M. Ammaniti"},"content":{"rendered":"<p>Il saggio di cui scrivo oggi \u00e8 solo apparentemente lontano dalla pratica musicale perch\u00e9, come gi\u00e0 visto per altri libri che abbiamo recensito, molti sono i fili che legano al mondo dei suoni le riflessioni apparentemente distanti perch\u00e9 non specificatamente musicali.<\/p>\n<p>Premetto inoltre che toccher\u00f2 solo alcuni aspetti di questo bellissimo saggio proprio in virt\u00f9 di una scelta che privilegia interconnessioni e ibridazioni musicali dentro un libro che musicale non \u00e8.<\/p>\n<p>Prepariamoci allora ad attraversare come in un viaggio paesaggi che diversamente ci suggestionano attraverso la lettura \u201csonora\u201d del saggio di Ammaniti.<\/p>\n<p>Nel libro l\u2019autore traccia quella che pu\u00f2 essere stata l\u2019evoluzione dell\u2019uomo attraverso le proprie capacit\u00e0 di cooperazione e collaborazione che hanno caratterizzato da sempre la specie umana.<\/p>\n<p>In un\u2019epoca come la nostra centrata sull\u2019individualismo narcisistico la riflessione si concentra sulla cruciale importanza della relazione fin dalle primissime fasi dello sviluppo del bambino.<\/p>\n<p>Ecco, gi\u00e0 con queste premesse possiamo tracciare una linea di contatto con il mondo dei suoni.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza di suonare uno strumento o cantare coinvolge il soggetto nella sua interezza fisica e psichica. Inizialmente la vibrazione stessa attraversa il corpo di chi suona avvolgendolo dall\u2019interno in una risonanza che crea uno spazio esclusivo. Gli studi a riguardo ci dicono che questo spazio percepito come soggettivo di fatto non lo \u00e8, in quanto gi\u00e0 all\u2019inizio della vita ci troviamo in uno \u201cspazio noi-centrico\u201d sonoro che allaccia il corpo del bambino a quello della madre in una relazione che dai primordi si fa concreta e stabile. Perci\u00f2 questa propriocezione del suono che vibra in noi \u00e8 qualcosa che la nostra esperienza conosce gi\u00e0 da tanto tempo.<\/p>\n<p>Anche per i suoni esiste una sorta di qualit\u00e0 relazionale fin dal principio: possiamo ascoltare o ricordare una linea melodica per noi gradevole ma non pensiamo certo che un sol diesis sia bello di per s\u00e9! Sono le relazioni tra i suoni ad essere belle!\u00a0 La musica non \u00e8 percepita come un suono isolato ma come un insieme dotato di senso costituito da ci\u00f2 che lo precede e da ci\u00f2 che lo segue.<\/p>\n<p>Chi fa musica cos\u00ec come chi l\u2019ascolta vive in tempo reale una bilocazione cognitiva che gli permette di essere nel presente ma con un\u2019attenzione al passato prossimo cos\u00ec come con un\u2019anticipazione sull\u2019imminente divenire. Tutto questo fa parte dell\u2019esperienza sonora che, al pari del movimento nello spazio, non lascia traccia se non nella memoria di chi ascolta e\/o produce suoni costituendo cos\u00ec una sorta di circolo virtuoso che contempla contemporaneamente lo stare presso di s\u00e9 unitamente allo stare fuori e intorno a s\u00e9.<\/p>\n<p>Questa capacit\u00e0 di stare con s\u00e9 e contemporaneamente all\u2019esterno si esplicita costantemente nella nostra vita come nella \u201crisonanza empatica che implica un processo automatico che si attiva ogni volta che incontriamo un\u2019altra persona e la guardiamo in viso\u201d.\u00a0 Prosegue l\u2019autore: \u201cIl mio cervello sta rispecchiando il cervello dell\u2019altra persona e attraverso il mio riconoscimento di quello che sto provando in questo momento sono in grado di comprendere l\u2019altra persona\u201d.<\/p>\n<p>In ogni momento della nostra vita siamo sempre in relazione con l\u2019altro e, grazie a questo l\u2019essere umano ha tante personalit\u00e0 quante le sue stesse relazioni interpersonali. L\u2019Io che si costituisce non \u00e8 pi\u00f9 considerato un\u2019entit\u00e0 rigida e unitaria ma al contrario un\u2019entit\u00e0 in costante trasformazione dove unit\u00e0 e molteplicit\u00e0 coesistono parimenti.<\/p>\n<p>Nel suo saggio Ammaniti ci conferma che i neuroni specchio ci aiutano nell\u2019incontro con gli altri attivandosi nella risonanza emozionale e permettendoci di cogliere lo stato emotivo dell\u2019altro. \u00a0Tale meccanismo d\u2019interazione sociale \u00e8 il pi\u00f9 immediato e successivamente la mentalizzazione, \u201cprocesso pi\u00f9 lungo e complesso perch\u00e9 implica una partecipazione della corteccia prefrontale\u201d, ci offre gli strumenti per accogliere la prospettiva degli altri cos\u00ec da coglierne le intensioni, i desideri oltre alle perturbazioni emotive.<\/p>\n<p>Alla luce di queste considerazioni possiamo affermare che se restiamo aperti e disponibili alla relazione, alla reciprocit\u00e0 anche nella pratica educativa saremo in grado d\u2019insegnare, prima ancora dei contenuti, il valore dell\u2019interazione con l\u2019altro e il vantaggio reciproco della collaborazione aspetti questi che nelle pratiche didattiche musicali sono ancora troppo spesso disconosciuti. L\u2019autore a proposito scrive che \u201cla scuola \u00e8 una vera palestra per l\u2019apprendimento dei codici delle interazioni sociali che verranno utilizzate non solo nell\u2019incontro con gli altri bambini ma successivamente anche nella vita adulta\u201d.<\/p>\n<p>Il senso del noi \u00e8 legato alla percezione di una connessione, ad una appartenenza sociale e culturale che rappresenta un \u2018area di complicit\u00e0 condivisa dentro la quale l\u2019empatia permette l\u2019attivazione di un processo identificativo in quanto l\u2019altro ci assomiglia e perci\u00f2 viene assimilato al nostro essere.<\/p>\n<p>In questo processo, scrive l\u2019autore, i figli unici vivono un\u2019ulteriore difficolt\u00e0 in quanto si trovano al centro dell\u2019attenzione e ci\u00f2 produce lo sviluppo di atteggiamenti narcisistici che interferiscono con la scoperta dell\u2019altro e del noi.<\/p>\n<p>Eppure sappiamo che il nostro S\u00e9 si costituisce grazie alle relazioni significative che si stabiliscono gi\u00e0 in fase prenatale come dimostrato dalle interazioni tra madre e bambino. Queste relazioni proseguono dopo la nascita, per mezzo del sonoro, attraverso il <em>motherese<\/em> che \u00e8 il linguaggio tipico che si usa con i neonati plasmando il profilo melodico e prosodico ai fini comunicativi di scambio e di gioco. Questo tipo di linguaggio rappresenta una prima forma espressiva sonora a valenza comunicativa-emozionale ancor prima del valore semantico delle parole.<\/p>\n<p>Tutte le diverse emozioni, le imitazioni, l\u2019elaborazione si esprimono cos\u00ec attraverso le variazioni di altezza, ritmo e movimento sia da parte di chi invia l\u2019informazione sia, per risonanza da chi la riceve. Oggi sappiamo che queste esperienze protomusicali sono determinanti non solo nel favorire adattamenti fisiologici ed emozionali ma anche nel delineare veri e propri modelli interattivi che acquistano una valenza significativa e socialmente condivisa. Si crea cio\u00e8 una prima forma di scambio comunicativo costruito sulle variazioni prosodiche del linguaggio e del movimento con o senza parole e questa capacit\u00e0 di risonanza con l\u2019altro si riattiva non solo con il neonato ma anche durante la crescita con i genitori prima e poi con i coetanei e con il gruppo sociale di appartenenza. In questo scenario l\u2019influenza ambientale ha un ruolo primario che si esplicita prima nella famiglia e successivamente nel contesto sociale cos\u00ec come accade per la musica. \u00a0Infatti la percezione sonora dipende dalle esperienze musicali esperite dal soggetto che veicolano a sua volta le preferenze in termini di generi relativamente al piacere o meno di quell\u2019esperienza.<\/p>\n<p>Citando gli studi di D. Stern, l\u2019autore illustra il <em>concetto di sintonizzazione<\/em> in termini di imitazione transmodale che ci permette di riprodurre lo stato d\u2019animo e le emozioni sottostanti un comportamento dell\u2019altro. Le interazioni relazionali, continua Ammaniti, nei primi anni di vita si costituiscono attraverso il Contagio, l\u2019Empatia e la Mentalizzazione.<\/p>\n<p>Anche qui potremo creare un parallelismo musicale.<\/p>\n<p>Un primo momento di approccio alla pratica strumentale e vocale \u00e8 quasi sempre un momento di imitazione: si riproduce ci\u00f2 che ascoltiamo, ripetiamo il comportamento, il <u>\u201ccome si fa\u201d.<\/u><\/p>\n<p>Contemporaneamente a questo l\u2019azione formativa dovrebbe essere incentrata sulla capacit\u00e0 di entrare in risonanza Empatica con lo studente stimolando un\u2019azione di autoempatia al fine di indagare su <u>come ci si sente mentre lo si f<\/u>a, quindi mentre si canta o si suona, quali sono le emozioni, lo stato propriocettivo, in una ricerca di risonanza affettiva con l\u2019altro che mantenga integre le singole individualit\u00e0.<\/p>\n<p>In fine la <u>Mentalizzazione<\/u>, \u201cla prospettiva cognitiva nei confronti dell\u2019altro che consente di comprendere quali sono i suoi desideri e le sue intensioni\u201d. Questa \u00e8 certamente la parte pi\u00f9 complessa in cui \u00e8 possibile mettere a fuoco i <u>pensieri relativi al come lo studente ha percepito di aver realmente fatto <\/u>in termini di produzione sonora: \u00e8 stato facile, difficile, c\u2019\u00e8 un senso alto o basso di autoefficacia, per come lo studente si sente e percepisce l\u2019agio di poter comunicare al proprio insegnante per confrontare i propri e gli altrui desideri e intensioni. Tutto questo osservato in un\u2019ottica di reciprocit\u00e0 e relazione ci pu\u00f2 far sentire il valore di una conferma personale cos\u00ec importante quando s\u2019intraprende lo studio di uno strumento musicale. L\u2019essere accolti per come siamo con tutte le incertezze e le fragilit\u00e0 tecniche, emotive, senza sentirsi inefficaci o inadeguati relativamente al compito da svolgere. In merito a questi pensieri desidero aprire ad alcune considerazioni di ordine pedagogico che possono offrire ulteriori spunti di riflessione. L\u2019insegnante in questo contesto potr\u00e0 lavorare per costruire una didattica che si muova sulla dinamica del rispecchiamento in cui l\u2019altro \u00e8 uguale e diverso da s\u00e9 in uno spazio temporale dove l\u2019ascolto, lo sguardo e la risonanza empatica liberano dalla paura dell\u2019errore che troppo spesso paralizza e inibisce la pratica musicale. Sar\u00e0 un insegnante disponibile a lasciar accadere le cose, ad osservarle senza anticiparle non sovrapponendosi allo studente curando una qualit\u00e0 di sintonizzazione empatica capace di stare anche nelle situazioni di disagio, sconforto, incertezza, in una attenzione costante alle diverse istanze personali e libera dal giudizio e dalla valutazione. Un\u2019 utopia? Forse, ma forse possibile e praticabile pi\u00f9 di quanto si potrebbe pensare.<\/p>\n<p>Il nostro viaggio volge al termine ma speriamo che le suggestioni trasmesse in queste righe possano produrre altri quesiti e curiosit\u00e0 da soddisfare. La lettura del libro NOI, perch\u00e9 due sono meglio di uno, rappresenta a mio parere un\u2019ottima occasione per riflettere e pensare il mondo dell\u2019io e il mondo del noi nella vita cos\u00ec come nell\u2019insegnamento e nella pratica musicale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Alessandra Seggi<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>MASSIMO AMMANITI<\/p>\n<p>Neuropsichiatra infantile e psicoanalista, tra i pi\u00f9 autorevoli psichiatri italiani, \u00e8 professore onorario della Sapienza Universit\u00e0 di Roma. Tra i suoi libri: \u201cNel nome del figlio\u201d (Mondadori, 2003), \u201cPensare per due. Nella mente delle madri\u201d ( Laterza, 2009) e \u201cLa nascita dell\u2019intersoggettivit\u00e0\u201d (con V. Gallese, Cortina, 2014). Collabora a \u201cRepubblica\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>NOI perch\u00e9 due sono meglio di uno \u2013 Ed Il Mulino 2014 Bologna<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il saggio di cui scrivo oggi \u00e8 solo apparentemente lontano dalla pratica musicale perch\u00e9, come gi\u00e0 visto per altri libri che abbiamo recensito, molti sono i fili che legano al mondo dei suoni le riflessioni apparentemente distanti perch\u00e9 non specificatamente musicali. 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