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Recensione: Il POTERE DELLA MENTE come il pensiero agisce sul nostro cervello di Michel Le Van Quyen

Si potrebbe dire che la trattazione di questo libro ruota intorno a due domande:
Ciò che noi denominiamo mente è un’entità autonoma e divisa dal corpo che agisce su sé stessa tramite il cervello? Oppure potremmo dire che è totalmente collegata al corpo, prodotta dal cervello su esperienze vissute, e capace a sua volta d’influenzare il cervello e il corpo nella sua globalità?
Per un lungo tempo l’ipotesi di una reale influenza della mente sulla salute del corpo è stata oggetto di contestazioni. Oggi, grazie ai metodi d’indagine e agli studi neuroscientifici si è accertato e riconosciuto il carattere unitario e indivisibile dell’essere umano.
Sappiamo che le esperienze fisiche generano emozioni che si trasformano in immagini mentali, sentimenti e pensieri, e che tutto ciò produce i suoi effetti anche a parti invertite:
i pensieri e le emozioni si traducono in sensazioni fisiche e contemporaneamente influenzano il funzionamento del nostro corpo. Tali intuizioni erano già state evidenziate dal neurobiologo Francisco Varela negli anni 70 con il quale l’autore del libro ha studiato e ampliato negli anni lo stesso ambito di ricerca.
L’idea è che noi tutti siamo un corpo che si evolve continuamente perché percepisce, vive e pensa.
Nel libro si fa il punto sulle metodiche psicologiche, spesso di origini molto antiche, raccolte sotto la definizione di medicine complementari o “mente-corpo” indicando alcune tecniche come la meditazione, l’autosuggestione, l’ipnosi e la musicoterapia. Queste pratiche se da un lato permettono di limitare l’utilizzo di farmaci e le controindicazioni conseguenti, dall’altro incoraggiano il paziente ad agire positivamente e volontariamente sulla propria salute.
L’autore ci fa viaggiare in quest’universo parallelo per così dire, nella convinzione di allargare l’orizzonte scientifico per associarlo all’esperienza umana e ai poteri di trasformazione esercitati dalla mente.
L’idea centrale del libro si mostra nella capacità dell’uomo di ri-diventare attore e protagonista del proprio corpo contribuendo attivamente al processo della propria guarigione avendo tutti noi il potere di plasmarci biologicamente e diventare ciò che decidiamo di essere.
Troppo complesso tutto questo?
Forse…ma certamente molto affascinante anche per gli scenari allargati che l’autore apre in questo libro che si legge scorrevolmente nonostante la complessità dei temi trattati.
Nei primi cinque capitoli l’autore ci parla di mente, neuroni, epilessia, ipnosi e neuro feedback viaggiando tra passato e presente, tra patologie e sviluppi terapeutici sempre con uno sguardo neuro fenomenologico. Nei successivi cinque capitoli si affrontano i temi della meditazione, dello star bene con gli altri oltre a temi legati ai dialoghi tra neuroscienze e meditazione con un paragrafo dedicato alle conferenze Mind and Life nate dalla collaborazione di Francisco Varela con il Dalai Lama. Proprio sugli effetti della meditazione Le Van Quyen illustra come questa pratica è in grado di migliorare i livelli di concentrazione, di controllo delle emozioni dimostrando inoltre come sia possibile oggi esercitare funzioni specifiche del cervello con la tecnica del neurofeedback.
Molti temi trattati in questo libro tipo l’ipnosi o l’effetto placebo sono spiegati con riferimenti scientifici alla portata del lettore non esperto mantenendo una visione sempre globale che include il cervello biologico e l’esperienza unica e soggettiva della mente.
A questo punto vi chiederete: COSA HA A CHE FARE TUTTO QUESTO CON LA MUSICA?
Premesso che il nostro cervello cambia in base alle relazioni che stabiliamo con gli altri e che tale risonanza emozionale è il fulcro della nostra esistenza, la componente emotiva innescata dalla musica e collettivamente condivisa produce uno stato di benessere. Quest’effetto si crea grazie all’attivazione di circuiti neuronali che c’inducono a ripetere tutti i comportamenti che generano il piacere e la musica che amiamo è uno di questi.
L’autore riporta studi realizzati su volontari che ascoltavano il brano musicale prediletto misurando le variazioni di temperatura, respirazione e frequenza cardiaca. Le neuro immagini dei soggetti hanno mostrato un aumento della dopamina, oltre alla serotonina e all’adrenalina, sia in fase di aspettativa di un piacere a venire, cioè in anticipazione, sia in un secondo tempo quando il volontario è nel mezzo del suo diletto di ascolto.
Altre ricerche, che l’autore descrive, mostrano come un laboratorio di canto proposto a dei malati di Alzheimer ha permesso di costatare come questi pazienti riuscissero a memorizzare canti ritrovando una capacità che pensavano del tutto scomparsa.
Com’ è possibile tutto questo?
Sicuramente grazie alla componente emotiva innescata dalla musica ma anche grazie al valore socializzante e di legame interpersonale che l’esperienza corale attiva anche in pazienti in difficoltà così gravi.
In conclusione la nostra mente non è costituita da un unico “io” individuale, ma si costituisce e si modifica in un continuo interscambio tra interno e esterno da noi stessi in una dimensione sociale e collettiva.
Allo stesso modo l’esperienza del far musica si costituisce e si trasforma nella continua interazione tra interprete e ascoltatori dentro un linguaggio espressivo condiviso da entrambi che lega i due protagonisti in un’esperienza attiva di risonanza empatica.
Ecco perché v’invito a leggere questo libro che è una passeggiata dentro la potenza della mente e anche delle esperienze musicali capaci entrambe di indurre il cervello a fare cose sorprendenti variandone il funzionamento e perfino la struttura.
Alessandra Seggi
MICHEL LE VAN QUYEN, dirige un gruppo di ricerca presso l’Istituto del cervello e del midollo spinale dell’Ospedale Pitié-Salpetrière di Parigi. Si occupa di neuro fenomenologia, studiando i rapporti fra la dinamica del cervello, la coscienza e l’esperienza umana.
Il potere della mente, Ed Dedalo 2016, Bari.

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